Archivio famiglia Marinelli

La Grande Guerra nelle carte della famiglia Marinelli:

testimonianze e ricordi 

a cura di Carlo Giacomini

Archivio di Stato di Ancona

L’Archivio della famiglia Marinelli nel 1999 venne dichiarato “di notevole interesse storico” dalla Soprintendenza Archivistica per le Marche e l’anno seguente, insieme all’annessa biblioteca, fu donato all’Amministrazione archivistica che ne dispose la conservazione presso l’Archivio di Stato di Ancona. Vincolo espressamente previsto dagli eredi che, negli accordi intercorsi, così scrivevano: «con la condizione che la documentazione rimanga nella città di Ancona, venga messa a disposizione di studiosi e quant’altri vogliano consultare e venga conservata nella sua totalità a testimonianza degli interessi scientifici e delle vicende storiche-artistiche di Oddo e Manlio Marinelli».

Il nucleo principale del fondo documentario, infatti, è costituito dalle carte dei due fratelli (in particolare di Oddo), nati e cresciuti ad Ancona in una famiglia fortemente impegnata dal punto di vista politico e di intransigente fede repubblicana.

Manlio, nato nel 1886 e morto sul Carso nel novembre 1915 (per ferite riportate in combattimento in qualità di Capitano di complemento del 121° Reggimento di Fanteria), era di due anni più anziano di Oddo. Laureatosi a Bologna con una tesi sull’architettura romanica ad Ancona, fu maestro, educatore, critico e poeta, esercitando sul fratello minore una grande influenza.

Insieme contribuirono a fondare nella città dorica il circolo giovanile repubblicano, per poi continuare l’attività politica attraverso una serie di iniziative che li vide militanti in una città dove gli ideali libertari e democratici godevano tradizionalmente di largo consenso.

Oddo, laureatosi ad Urbino nel 1912 e divenuto avvocato, aderì con il fratello alla Massoneria partecipando attivamente alla scena politica, sino a divenire una delle figure più rappresentative del repubblicanesimo locale. Amico e compagno di partito di Pietro Nenni, allora direttore del foglio repubblicano “La Voce” di Jesi e poi del “Lucifero”, ne condivise le posizioni e la vena antigovernativa. Con lui ed Errico Malatesta nel giugno del 1914, ad Ancona, fu uno degli organizzatori e oratori del comizio antimilitarista di Villa Rossa al quale seguirono i tumulti e la morte di tre manifestanti ad opera dei carabinieri. Fatti che scatenarono la sollevazione di popolo ricordata come La Settimana rossa, un moto insurrezionale che vide socialisti, repubblicani e anarchici (per una volta insieme contro la monarchia) agitare con vento rivoluzionario Marche Romagna Toscana e altre parti d’Italia, e che obbligò Oddo Marinelli ad espatriare temporaneamente in Svizzera.

Repubblicano interventista, nel settembre dello stesso anno si arruolò volontario nei Garibaldini Italiani, legione francese che nei primi mesi della Grande Guerra si distinse nella battaglia delle Argonne.

Dal giugno 1915 sino alla fine del conflitto, con il grado di caporal maggiore e poi di sergente nel 31° Artiglieria, è sul fronte dei combattimenti nelle file del Regio Esercito Italiano meritandosi la medaglia d’oro di San Giorgio al valore militare «per essere rimasto per circa otto giorni, con scarsi mezzi, in una posizione avanzatissima, riuscendo poi a riportare informazioni precise e molto utili su tutto il vicino settore nemico».

Non gli fu permesso, invece, a causa della militanza repubblicana (fattore che impediva l’accesso ai gradi superiori dei sovversivi), di ottenere la stella di Sottotenente nonostante la sua partecipazione al 6° Corso aspiranti Allievi Ufficiali frequentato a Cividale del Friuli dal dicembre 1915 al febbraio del ‘16

Gli anni seguenti lo videro ancora al centro della vita politica: fu direttore del “Lucifero”, candidato alla Camera nelle elezioni del 1921 e poi guida di una scissione all’interno del partito repubblicano; in seguito, con l’avvento del fascismo cui fu tenacemente avverso, venne sottoposto al regime di sorveglianza e con la caduta del nazifascismo eletto presidente del CLN marchigiano e infine primo Prefetto di Ancona liberata.

Rientrato nel Partito Repubblicano dopo la parentesi in quello d’Azione, decise di lasciare la scena politica nel 1950 per ricoprire solo incarichi amministrativi e dedicarsi pienamente ai tanti interessi culturali da sempre coltivati, come la passione per l’apicultura.

Oddo muore nella sua città il 15 gennaio 1972.

L’archivio della famiglia Marinelli (1869-1997), condizionato in 190 buste, abbraccia un arco temporale di circa 60 anni (1904-1965) per quanto riguarda la vita di Oddo, mentre si protrae fino agli anni ‘90 con le scritture relative a Manlio junior. Dal 2006 esso è dotato di un inventario analitico, consultabile anche su supporto digitale, strumento che venne presentato in occasione della mostra documentaria curata dall’Archivio di Stato di Ancona e corredata da catalogo (Una vita per l’ideale. L’impegno politico e sociale di Oddo Marinelli nell’Ancona della prima metà del Novecento attraverso il suo archivio, a cura di P. Pizzichini, Affinità elettive, Ancona 2006).

Anche la biblioteca di Oddo, parimenti custodita nell’Archivio di Stato, ricca di opere rare e testimonianza della curiosità intellettuale oltre che politica del suo artefice, è stata inserita nel catalogo del Sistema Bibliotecario Nazionale (OPAC-SBN)

Il materiale documentario conservato, costituito da fittissimo carteggio e da tanto altro ancora (raccolte di giornali e riviste, stralci di articoli, corrispondenze e relazioni, documenti e tessere personali, atti concernenti cariche assunte, quaderni di memorie diverse, fotografie, etc.), testimonia le varie fasi della vita pubblica e privata di Oddo, rappresentando una fonte singolare di memorie relative alla città di Ancona, alla realtà sociale e politica, come ad una molteplicità di ideali e accadimenti che attraversarono la storia del nostro paese dall’inizio del secolo XX.

In ordine alla Grande Guerra molti sono i documenti, le pubblicazioni e le raccolte fotografiche che l’archivio Marinelli può offrire agli studiosi. Tra queste ultime sono da segnalare quelle relative alla spedizione dei volontari italiani della Legione garibaldina sul fronte francese nel 1914 e il ricco album dedicato al 31° Artiglieria da campagna, suo reparto militare di appartenenza nel quale militava anche Pietro Nenni.

Di questi materiali si presenta, esemplarmente, una piccola selezione.

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