Villa Almagià

 

L’Istituto di rieducazione professionale dei mutilati di guerra

«Villa Luisa Almagià» di Ancona

 

a cura di Carlo Giacomini

Archivio di Stato di Ancona

 

Nel corso della Grande Guerra e negli anni seguenti uno dei problemi di maggiore impatto sociale fu, senza dubbio, quello dell’accoglimento e dell’assistenza offerta a coloro che dal ronte tornavano segnati nel corpo e nella mente. La presenza di migliaia di mutilai e invalidi, così come dei cosiddetti scemi di guerra (ossia dei colpiti da nevrosi post traumatica per quanto vissuto in battaglia, pazienti che venivano ricoverati tanto in ospedali psichiatrici militari che civili),  determinò la nascita di una pluralità di istituzioni pubbliche destinate al soccorso dei reduci, delle vedove e degli orfani.

Una tipologia di assistenza che in taluni casi tendeva ad allontanare dalla società gli ex combattenti, ospitandoli in apposite e separate strutture nelle quali venivano in certo modo reclusi.

La creazione di una rete di sostegno finalizzata al recupero fisico, psicologico e sociale dei reduci invalidi, con la predisposizione di diversificati corsi professionali da frequentare, erano una delle risposte istituzionali all’emergenza post bellica: quanto la patria offriva a quei figli.

In questo senso, dal 15 maggio sino al 31 dicembre del ’20, fu attivo ad Ancona l’Istituto di rieducazione professionale dei mutilati di guerra “Villa Luisa Almagià”. Esso ospitò e mantenne circa 300 mutilati marchigiani e abruzzesi, gran parte dei quali -al termine dei rispettivi corsi- ricevettero in dono gli attrezzi del mestiere appreso.

La struttura, una splendida villa con annesso parco, generosamente concessa da Eleonora Almagià e intitolata in memoria della figlia Luisa, era gestita dal Comitato Marchegiano pro-mutilati, ideatore di numerose iniziative benefiche.

Le attività realizzate dal comitato, presieduto dal sindaco di Ancona avv. Felici e poi dal prof. Gustavo Modena (insigne psichiatra che diresse il Manicomio provinciale di Ancona occupandosi allora dei tanti militari ricoverati), furono riconosciute dai rappresentanti del Governo e del Ministero della Guerra come altamente benemerite, tanto che l’istituto di Villa Almagià fu descritto come “uno dei meglio organizzati e diretti d’Italia”.

Ad Ancona i corsi per la rieducazione professionale dei mutilati erano dedicati all’apprendimento di vari mestieri.

Nell’istituto si formarono infatti giardinieri, sarti, calzolai, orologiai, tipografi e legatori di libri, falegnami ed ebanisti, tornitori, meccanici, telegrafisti e dattilografi. Insegnamenti furono poi dedicati anche a materie definite Disegno industriale e platica, Coltura generale e impieghi.

Una interessante testimonianza sulla storia di tale “soccorso” temporaneo e straordinario è fornita da una pubblicazione di Ottaviano Morici, già direttore di Villa Almagià, edita nel 1929 all’interno di un volumetto dedicato a vari istituti assistenziali (opera rara, una copia della quale è presente nella Biblioteca dell’Archivio di Stato di Ancona).

La pubblicazione, intitolata Per gli umili e per gli eroi, contiene ricordi personali, resoconti delle attività realizzate, memorie di varie celebrazioni ed è corredata da alcune interessanti tavole fotografiche.

Di tale materiale viene proposta una selezione di testi e immagini.

Torna indietro